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Contratto preliminare

Caparra confirmatoria: cos'è e come funziona nella vendita di casa

La caparra confirmatoria è la somma che il futuro acquirente versa al venditore al momento della firma del compromesso: garantisce l'impegno reciproco e ha conseguenze economiche precise se una delle parti recede.

CompravenditaAggiornato il 15 luglio 2026· 7 min di lettura

La caparra confirmatoria è regolata dall'articolo 1385 del Codice Civile ed è la somma di denaro che l'acquirente consegna al venditore alla firma del contratto preliminare (compromesso). Ha una doppia funzione: prova la serietà dell'impegno e stabilisce in anticipo le conseguenze economiche di un eventuale inadempimento.

Nella prassi immobiliare italiana la caparra confirmatoria varia tra il 10% e il 20% del prezzo di vendita. In questa guida trovi come funziona, quanto versare, la differenza con acconto e caparra penitenziale, cosa succede se una parte non rispetta il compromesso e come tutelarti in ogni fase.

A cosa serve la caparra confirmatoria

La caparra confirmatoria ha tre funzioni giuridiche precise: confermativa dell'accordo raggiunto, anticipatoria rispetto al prezzo (viene poi imputata al saldo) e risarcitoria in caso di inadempimento. Serve a bloccare l'immobile fino al rogito e a proteggere entrambe le parti dai ripensamenti.

Se tutto va a buon fine e si arriva al rogito, l'importo della caparra viene detratto dal prezzo finale che l'acquirente paga davanti al notaio.

Quanto versare: importo tipico

La legge non fissa un importo minimo o massimo. Nella prassi si versa tra il 10% e il 20% del prezzo pattuito, in funzione di:

  • Solidità dell'acquirente (mutuo già deliberato o cash)
  • Tempi previsti fino al rogito (più lunghi = caparra più alta)
  • Presenza di condizioni sospensive (ottenimento del mutuo, condono, ecc.)
  • Valore commerciale dell'immobile e domanda sulla zona

Differenza tra caparra confirmatoria, acconto e caparra penitenziale

Caparra confirmatoria (art. 1385 c.c.): garantisce l'esecuzione del contratto. Se l'acquirente recede, il venditore la trattiene; se recede il venditore, deve restituire il doppio. Alternativa: chiedere l'esecuzione forzata + risarcimento danni.

Acconto: semplice anticipo sul prezzo, senza funzione di garanzia. In caso di recesso non produce automaticamente né trattenuta né restituzione doppia — resta solo il diritto di agire per il risarcimento dei danni provati.

Caparra penitenziale (art. 1386 c.c.): è il "prezzo del recesso" espressamente pattuito. Chi versa può recedere liberamente perdendola; chi riceve può recedere restituendo il doppio. Non dà diritto a esecuzione forzata né a maggior risarcimento.

Cosa succede se l'acquirente non compra

Se l'inadempiente è l'acquirente, il venditore può scegliere una delle due strade:

  • Recedere dal preliminare e trattenere la caparra come risarcimento forfettario
  • Chiedere in giudizio l'esecuzione forzata del contratto (ex art. 2932 c.c.) o la risoluzione con risarcimento del maggior danno provato

Cosa succede se il venditore rinuncia

Se è il venditore a non voler più vendere, l'acquirente può:

  • Recedere e ottenere il doppio della caparra versata
  • Chiedere l'esecuzione forzata del preliminare davanti al giudice per ottenere comunque l'immobile
  • Optare per la risoluzione con risarcimento del danno effettivo

Come versare la caparra in sicurezza

Regole pratiche per proteggere l'importo:

  • Sempre con assegno circolare intestato al venditore o bonifico tracciabile, mai in contanti oltre 5.000 €
  • Indicare nel compromesso l'importo, la modalità di pagamento e la dicitura esplicita "a titolo di caparra confirmatoria ex art. 1385 c.c."
  • Trascrivere il preliminare presso la Conservatoria (con atto notarile) quando la caparra è alta o i tempi al rogito lunghi: protegge da ipoteche o vendite successive
  • Verificare prima ipoteche, pignoramenti, vincoli urbanistici e situazione condominiale dell'immobile

Trattamento fiscale della caparra

La caparra confirmatoria non sconta IVA né imposta di registro proporzionale al momento del versamento (Circ. Ag. Entrate 18/E/2013): si paga solo l'imposta di bollo (16 €) se il compromesso è redatto per iscritto. Al rogito la caparra viene imputata al prezzo e le imposte vengono calcolate sull'intero corrispettivo.

Se il compromesso viene registrato all'Agenzia delle Entrate (obbligatorio quando redatto per atto pubblico o scrittura autenticata; facoltativo ma consigliato per scrittura privata), si versa lo 0,50% sulla caparra a titolo di acconto, poi scomputato dalle imposte del rogito.

Domande frequenti

Quanto deve essere la caparra confirmatoria in una compravendita?

Nella prassi italiana si versa tra il 10% e il 20% del prezzo di vendita. Non c'è un minimo di legge: si negozia tra le parti in base a tempi al rogito, solidità dell'acquirente e presenza di condizioni sospensive come l'ottenimento del mutuo.

Che differenza c'è tra caparra confirmatoria e acconto?

La caparra confirmatoria (art. 1385 c.c.) ha funzione di garanzia: se l'acquirente recede il venditore la trattiene, se recede il venditore restituisce il doppio. L'acconto è invece un semplice anticipo sul prezzo, senza automatismi in caso di recesso — le parti conservano solo l'azione di risarcimento del danno provato.

Cosa succede se l'acquirente rinuncia dopo aver versato la caparra?

Il venditore può scegliere: trattenere la caparra come risarcimento forfettario recedendo dal preliminare, oppure chiedere in giudizio l'esecuzione forzata del contratto (art. 2932 c.c.) o la risoluzione con risarcimento del maggior danno provato.

Se il venditore non vuole più vendere, cosa può fare l'acquirente?

L'acquirente può recedere dal compromesso e pretendere il doppio della caparra versata, oppure agire in giudizio per l'esecuzione forzata del preliminare (per ottenere comunque il trasferimento dell'immobile) o per la risoluzione con risarcimento del danno.

La caparra confirmatoria si può recuperare se non si ottiene il mutuo?

Solo se il compromesso contiene una condizione sospensiva espressa di ottenimento del mutuo (formulata chiaramente con banca, importo e termine). In quel caso, se la banca non delibera nei tempi previsti, il contratto si scioglie e la caparra viene restituita integralmente all'acquirente.

La caparra confirmatoria è tassata?

Al momento del versamento non paga IVA né imposta di registro proporzionale (Circ. Ag. Entrate 18/E/2013): solo il bollo di 16 € sul compromesso scritto. Se il preliminare viene registrato, si versa lo 0,50% della caparra come acconto sulle imposte del rogito, poi scomputato al momento dell'atto notarile.

Cosa scrivere nel compromesso per rendere valida la caparra confirmatoria?

Serve una clausola esplicita del tipo: "La somma di € XXX viene versata a titolo di caparra confirmatoria ai sensi dell'art. 1385 c.c.". Senza il richiamo espresso, in caso di dubbio la giurisprudenza tende a qualificare l'importo come semplice acconto, con perdita della tutela rafforzata.

Come si versa la caparra: contanti, assegno o bonifico?

Sempre con strumenti tracciabili: assegno circolare intestato al venditore o bonifico bancario. Il contante è vietato oltre 5.000 € (limite antiriciclaggio 2026) e comunque sconsigliato perché rende difficile provare l'avvenuto pagamento e la natura della somma.