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Cedolare secca vs IRPEF: quale conviene nel 2026

Guida pratica alla scelta tra cedolare secca e IRPEF per la tassazione degli affitti nel 2026: aliquote, simulazioni numeriche, casi in cui una opzione supera l'altra.

Fisco immobiliareAggiornato il 10 luglio 2026· 7 min di lettura

Chi affitta un immobile deve scegliere ogni anno tra due regimi fiscali: la cedolare secca (imposta sostitutiva del 21% o 10%) e la tassazione IRPEF ordinaria. Nella maggior parte dei casi la cedolare secca è più vantaggiosa, ma non sempre. Vediamo quando conviene ciascuna opzione.

Come funziona la cedolare secca

La cedolare secca è un regime opzionale, si esercita in fase di registrazione del contratto (o annualmente in caso di rinnovo). Sostituisce IRPEF, addizionali regionali/comunali, imposta di registro e di bollo sul contratto.

Aliquote 2026: 21% per contratti a canone libero (4+4), 10% per contratti a canone concordato (3+2) nei comuni ad alta tensione abitativa come Perugia.

Come funziona la tassazione IRPEF

Il canone confluisce nel reddito complessivo dopo un abbattimento del 5% (o 25% per contratti concordati). Si applicano poi le aliquote IRPEF progressive: 23% fino a 28.000 €, 35% da 28.001 a 50.000 €, 43% oltre. Sommano addizionali (0,9–3,3%) e imposte di registro (2% annuo) + bollo.

Simulazione: canone 800 €/mese a Perugia

Canone annuo lordo: 9.600 €. Reddito da lavoro dipendente: 35.000 €.

Cedolare secca 21%: 2.016 € di imposta, nessun costo di registrazione. Netto affitto: 7.584 €.

IRPEF ordinaria: reddito imponibile 9.120 € (95%), tassato al 35% = 3.192 € + addizionali (~180 €) + registro annuo 192 € + bollo. Totale ≈ 3.564 €. Netto: 6.036 €.

Con cedolare risparmi 1.548 €/anno. Con contratto concordato (aliquota 10%) risparmieresti 2.604 €.

Quando conviene l'IRPEF ordinaria

L'IRPEF può convenire se hai un reddito basso (fino a 15.000 € totali), molte spese deducibili sull'immobile, oneri detraibili elevati (mutuo, ristrutturazioni, spese sanitarie) che azzerano l'imposta lorda. In questi casi le aliquote effettive scendono sotto il 21% della cedolare.

Vincoli della cedolare secca

Impossibile aggiornare il canone ISTAT durante la vigenza dell'opzione, non deducibilità delle spese sull'immobile, obbligo di comunicare al conduttore la rinuncia agli aumenti (raccomandata A/R al momento dell'opzione).

Domande frequenti

Cos'è la cedolare secca?

È un regime fiscale opzionale che sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e bollo sul contratto di locazione. Aliquote: 21% per canone libero, 10% per canone concordato in comuni ad alta tensione abitativa.

Quando conviene la cedolare secca?

Conviene nella maggior parte dei casi, soprattutto se hai redditi medio-alti (aliquota IRPEF marginale ≥ 27%). Con contratto concordato al 10% è quasi sempre più vantaggiosa dell'IRPEF.

Quando conviene l'IRPEF ordinaria?

Se hai reddito complessivo basso (sotto 15.000 €), molte spese deducibili sull'immobile o oneri detraibili elevati che riducono l'imposta lorda sotto il 21%.

Posso passare da IRPEF a cedolare secca ogni anno?

Sì, l'opzione si può esercitare o revocare a ogni annualità del contratto entro il termine di pagamento dell'imposta di registro. Basta comunicarlo con modello RLI.

La cedolare secca vale per tutti i contratti?

No, solo per locazioni residenziali (non commerciali) e solo se il locatore è persona fisica che non affitta nell'esercizio di attività d'impresa. Esclude contratti a società o professionisti per uso ufficio.

Con la cedolare secca posso aggiornare il canone all'inflazione?

No, con la cedolare rinunci esplicitamente agli aggiornamenti ISTAT per tutta la durata del contratto. Devi comunicarlo al conduttore con raccomandata A/R al momento dell'opzione.